Nine Luti Nova – Bodypainter

“Credo che attraverso la pittura sul viso le persone trovino un modo per lasciare il proprio “io” lontano e per andare ad esplorare se stessi giocando con la maschera”

 

Da quando ha scoperto cosa il viaggio potesse donarle, Nina non ha più smesso di muoversi, decidendo di dare un significato diverso alla sua vita. La sua arte la guida, la porta per il mondo dove le è permesso esprimersi sul volto delle persone. Trova così un luogo adatto alla sua passione nei festival musicali europei dove si reca periodicamente per lavorare come Bodypainter. “Jungle’s Palace” è il nome con cui identifica la sua attività. Non a caso le sue linee, i colori, le composizioni che crea, sono una reminescenza di una civiltà antica, tribale, che si è perduta nella modernità. Il disegno restituisce così una identità nuova a chi lo indossa, come fosse una maschera.

 

In che modo il viaggio fa parte della tua vita?

Ho sempre voluto viaggiare nella mia vita, sin da quando ero piccola. Sono cresciuta con l’arte grazie a mia madre pittrice.
Tutto è iniziato con il mio primo viaggio in Irlanda, quando avevo 17 anni, durante il quale ho creato il mio primo diario di viaggio. Da quel momento è scaturita in me, come un istinto incontrollabile, la decisione di mettere il viaggio in primo piano, ma anche di capire il motivo per cui sentivo questo richiamo così forte. Ho iniziato una ricerca dentro me stessa e la prima risposta è arrivata: ho iniziato a disegnare. Durante i miei viaggi porto sempre con me un quaderno.

 

Come hai iniziato a fare Bodypainting?

A 21 anni ho scoperto i festival Trance Goa in Ungheria. Stavo imparando l’arte del Bodypainting già da 5 anni grazie ad una donna di teatro comico. Facevamo “Facepainting” per i bambini. Ho pensato che avrei potuto usare questa attività in modo differente, per esempio all’interno dei festival per fare qualche soldo. Così almeno una volta all’anno, da 8 anni a questa parte, lavoro nei festival in Europa facendo Bodypainting.

 

 

La tua arte ti permette di viaggiare?

Cerco di integrare questa mia piccola occupazione con la vendita di pietre dipinte da me. Ma trovo molto utili per viaggiare le piattaforme come Couchsurfing, Workaway e Woofing. Sono tutti programmi che permettono di vivere degli scambi culturali con le persone locali disposte ad ospitarti. La mia arte è comunque l’obiettivo finale di ogni mio viaggio, è lei che segna la via da seguire. Ora sto lavorando in Francia per riuscire a finanziare i miei progetti.

 

Cosa significa per te l’arte del Bodypainting?

I festival sono i luoghi ideali dove posso veramente esprimere la mia arte. Dipingere il viso di qualcuno per me è innanzitutto un intimo incontro, un momento per accarezzare la pelle, per scambiare un sorriso, dare una reale attenzione ad una persona ascoltandola e parlandoci. Tutto ciò mi porta ispirazione nel trasformare il corpo di quella persona in una maschera o in una nuova identità. Credo davvero che attraverso la pittura sul viso le persone trovino una modo per lasciare il proprio “io” lontano e per andare ad esplorare se stessi giocando con la maschera. Ma non solo, la Bodypainting significa diverse cose per me: quando dipingo sono ispirata dalle preparazioni per le cerimonie tribali. Mi vengono spesso in mente i volti delle tribù africane o amazzoni che vengono dipinti prima di danzare. Molti dei segni hanno per loro un significato, sono simboli molto potenti sopra ad un corpo. Per me è la stessa cosa, ma trasportata nella nostra cultura moderna, con i nostri codici visuali e con i nostri strumenti. Io do l’opportunità di cambiare pelle e modo di pensare per un periodo di tempo effimero. Ad alcune persone piace perchè divertente, altre sperimentano l’introspezione. In ogni caso è una esperienza fuggevole perchè tutto alla fine viene lavato via con acqua e sapone.

 

 

Come reagiscono le persone quando vedono i tuoi disegni sul loro corpo?

Durante tutto il processo di creazione non permetto alle persone di guardarsi nello specchio per ottenere un effetto a sorpresa. Alla fine del lavoro pongo davanti al loro viso lo specchio e generalmente hanno un’espressione sorridente con gli occhi ben aperti. Mi guardano e mi ringraziano. Per me questa è la più grande ricompensa. Io li ringrazio a mia volta per avermi dato l’opportunità di esprimermi e di dare a loro chi sono. Nel momento in cui io do lo specchio consegno il mio lavoro finale, non ne sono più io la proprietaria. Questa arte effimera ha un breve periodo di vita, dipende dal possessore. A volte chiedo di scattare una foto per tenerla per me, altre volte sono le persone a chiedermi una foto ricordo.

 

 

Da cosa sei ispirata?

Da tutto ciò che riesco a sentire e che trovo bello come dei paesaggi o un momento particolare. Amo usare i colori fluorescenti. Sono colori che si illuminano sotto la luce al neon. Attraverso di essi posso esprimere la mia ispirazione al meglio. Li uso su fogli ma è ancora meglio sperimentarli sulle persone. Tutto proviene dalle persone che incontro. La maggior parte delle volte chiedo di lasciarmi improvvisare una composizione che si ispira al colore dei vestiti al fine di creare una visione armonica dell’insieme, ma può anche capitare che loro chiedano dei colori specifici. Anche il carattere di una persona mi da indicazioni su come strutturare le linee. Gioco con la forma del loro viso, con le curve del corpo.Tecnicamente uso diversi tipi di pennello che danno diversi tipi di effetto.

 

Racconta di una esperienza che è stata significativa.

Sono moltissime. Mi viene in mente quando durante un festival una coppia voleva un disegno che potesse unirli quando si sarebbero baciati. Così ho dipinto i loro visi mentre si davano un bacio lunghissimo. L’idea è stata eccellente.

 

 

Come scegli le tue destinazioni?

Dipende dal mio budget, dal tempo che ho e da dove trovo posti che mi permettano di esprimere la mia arte. La maggior parte delle volte sono attratta dai paesaggi, ma i motivi che mi spingono a scegliere una meta piuttosto che un’altra possono essere molteplici. Per esempio quando sono andata alle isole Canarie volevo partecipare al Carnevale, evento molto famoso, ma alla fine sono rimasta per quasi un anno perchè mi sono innamorata dei paesaggi di quel luogo. Un’altra volta ho scelto la Thailandia spinta dal voler vedere la giungla, in Grecia volevo capire le persone che stavano vivendo la crisi economica e fare delle fotografie di street art. Poi sono stata in Croazia, Slovenia, Ungheria, Spagna, Portogallo per partecipare ai festival.

 

Da dove viene il nome “Jungle Palace”?

Stavo cercando una parola che esprimesse il concetto fondamentale della mia arte: io porto gentilezza in questa giungla di esseri umani che è il nostro mondo moderno.

 

Progetti futuri?

In questo momento sto creando la mia collana di gioielli, ispirati anch’essi dai miei viaggi, per aggiungere un’altra attività che mi permetta di guadagnare per finanziare il mio viaggio di vita.

 

 

 

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