Alberto Cancian – Scrittore

“Ogni volta che prendo la penna fra le dita mi pare di tornare indietro nel tempo. Gli appunti su quei diari, e tutte le foto che scatto, sono poi i materiali che mi consentono di ricostruire la storia che desidero raccontare.”

 

Dopo aver conseguito due lauree nell’ambito del turismo culturale, Alberto decide di partire non sapendo ancora che questo sarebbe stato un momento di svolta della sua vita che lo avrebbe portato a scoprire il mondo e la felicità. Al ritorno dalla Colombia scrive tutto ciò che vede in un piccolo diario di viaggio. Di quel libretto ne vengono vendute in poco tempo migliaia di copie. Non passa molto tempo dopo il suo ritorno in Colombia dove rimane per due anni, questa volta per scrivere la storia di un istituto Missionario. Poco dopo, curioso di scoprire nuovi orizzonti, intraprende un lungo viaggio in solitaria in Asia. The Journey of Joy – Amazzonia è il suo terzo libro, pubblicato quest’anno, in cui racconta di quel suo viaggio che cambiò la sua vita, un viaggio non solo di esplorazione nei meandri dell’Amazzonia ma anche dentro se stesso. 

 

Parla del tuo viaggio in Amazzonia

In Sud America sono andato per svolgere una ricerca documentaria, che inizialmente doveva durare 6 mesi e poi è durata 13, divisi in due anni. Ero andato a vivere nel sud della Colombia perché l’Istituto Missioni Consolata di Torino aveva bisogno di qualcuno che redigesse la memoria dell’opera missionaria dell’Istituto nelle regioni amazzoniche di quella terra. Era una storia inedita e che, dopo tanti anni dal suo inizio, poco a poco si stava dimenticando. Ho vissuto una delle esperienze più forti della mia vita, sia per il contesto geografico, catapultato nel polmone del mondo che sognavo da sempre di visitare, che per l’aspetto culturale e umano. Ho stretto bellissimi legami con la gente.

 

"Si è realizzato un sogno nutrito per quasi due anni e mezzo, un sogno che ancora prima di divenire realtà ha plasmato la mia vita."
“Si è realizzato un sogno nutrito per quasi due anni e mezzo, un sogno che ancora prima di divenire realtà ha plasmato la mia vita.”

 

Racconta di una esperienza che è stata significativa per te in questo viaggio.

C’è stata una persona in particolare che è stata la guida di questa missione. Era un missionario del mio paese d’origine, padre Bruno. Con lui ho vissuto i miei primi sei mesi in Colombia, che inaspettatamente sono stati gli ultimi sei della sua vita. La sua morte improvvisa mi costrinse a rientrare in Italia. Dopo qualche mese però tornai in Colombia a terminare il mio lavoro e, ancor oggi, è lui la persona alla quale mi ispiro, quella che guida i miei passi in questo cammino. Era un esempio, una persona che ha dedicato tutta la sua vita agli altri, senza voler nulla in cambio. Laggiù lo chiamano Santo.

 

Cosa ti ha spinto a scrivere il tuo libro?

Quando sono rientrato dalla Colombia non riuscivo più a stare fermo, il gene della wanderlust era esploso dentro me. Allora ho deciso di partire per un’esperienza totalmente diversa geograficamente ma simile per le caratteristiche umane. Diretto verso l’Oriente, ho attraversato Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, India del Nord, Nepal e Tibet.
Tutte queste esperienze di viaggio mi hanno cambiato completamente. Ad ogni passo il Mondo mi ha svelato dei segreti che mi consentivano di comprenderlo e di cogliere il senso intimo della mia vita. Mi sono incamminato per un viaggio molto profondo, esteriore ma soprattutto interiore.
Al rientro sentivo che avevo la responsabilità di condividere tutto quello che avevo imparato, tutti i segreti che mi aveva insegnato il mondo. Per questo ho deciso di scriverli.

 

 

Da dove viene il titolo “the journey of joy”?

“The Journey of Joy” sono le lettere che mi si sono materializzate in una visione durante un ritiro di meditazione. Vivevo da qualche giorno in un monastero sulle colline di Kathmandu, in Nepal, e un mattino come in un flash, sono giunte a me queste parole. Siccome il libro inizia proprio con questo racconto te lo riporto qui:

“Immagina un monastero adagiato sulle colline di Kathmandu, ai piedi dell’Himalaya, con il vento che accarezza dolcemente le fronde degli alberi e il sole che filtra dai vetri del gompa, il tempio buddhista.
Le mie gambe avevano da poco iniziato ad abituarsi alla posizione del loto e lo svanire del dolore mi permetteva di concentrarmi, lasciando spazio al rilassamento e alla pace.
Non ricordo se fosse il quinto o il sesto giorno del ritiro ma so che da quella mattina avevo iniziato a percepire meglio tutto ciò che mi stava accadendo. Percepivo le sensazioni che giungevano dall’esterno, certo, ma soprattutto prendevo consapevolezza di ciò che c’era dentro me, ciò che c’è sempre stato. Era come se il corpo, la mente, il cuore e lo spirito fossero finalmente giunti all’appuntamento che si erano dati da sempre.
Nell’esatto momento dell’incontro a quattro ecco il flash: boom! Una luce intensa e delicata avvolgeva delle parole; sembrava quasi che arrivassero dall’alto, adagiate su una nuvola soffice e cangiante. Poco a poco le lettere si fecero nitide, scritte in nero, semplici ma inconfondibili: THE JOURNEY OF JOY.
Questa storia inizia da qui. Anzi, forse è meglio dire che in quel momento ne ho scoperto il titolo. Il ritiro di meditazione era l’ultima esperienza del mio viaggio in Asia, ma l’avventura è cominciata molto prima e in altri continenti, ora te la racconto. Come vedi il titolo di questo libro non finisce però con “Joy”, ma con “Amazzonia”. Questo perché “The Journey of Joy” è il racconto del viaggio della mia vita, ma qui la ripercorro fino al mio rientro dal Sud America.”

 

"Un'indimenticabile Tibet, vissuto fra Lhasa, i monasteri e le città himalayane ed il raggiungimento del Campo Base Everest, 5200msl! "
“Un’indimenticabile Tibet, vissuto fra Lhasa, i monasteri e le città himalayane ed il raggiungimento del Campo Base Everest, 5200msl! “

 

Che cosa ti ispira?

È ogni singolo istante della vita che mi ispira; perché è lì che è racchiusa la felicità. La felicità, come l’Amore, è in ogni cosa, sta a noi cambiare la prospettiva, guardare ogni cosa, ogni persona, ogni momento, ogni situazione, con gli occhi della gioia. In questo libro più di tutto mi ha ispirato la Natura, la simbiosi profonda che in Amazzonia ho raggiunto con essa. C’è stato un momento molto forte nel quale ho compreso tutto questo. Era notte, ero da solo in mezzo alla Foresta, in una capanna a 12 metri di altezza, circondato dalla giungla. In quel momento la Natura, come una madre, mi ha sussurrato che io venivo da lì. Inizialmente non capivo, io che ero nato a migliaia di chilometri di distanza. Poi ho compreso: ho sentito nel profondo che ognuno di noi è parte del tutto, che il Pianeta non è un luogo sul quale camminiamo, ma è una parte, la più originale, di ciascuno di noi. Ho pianto a dirotto.

 

In quali momenti della giornata scrivi?

Di solito la sera. Porto sempre con me un diario di viaggio. In Colombia spesso mi è capitato di scrivere a lume di candela, in Asia invece ho scritto seduto alla base dei mastodontici templi di Angkor, oppure fra le vie di Calcutta. Ogni volta che prendo la penna fra le dita mi pare di tornare indietro nel tempo. Gli appunti su quei diari, e tutte le foto che scatto, sono poi i materiali che mi consentono di ricostruire la storia che desidero raccontare.

 

"HOLI è la festa più folle di tutta l'India, e forse del Mondo!" - Holi gate, Mathura.
“HOLI è la festa più folle di tutta l’India, e forse del Mondo!” – Holi gate, Mathura.

 

Quali sono i tuoi libri preferiti?

I libri sono dei fantastici compagni di viaggio ovunque tu sia, soprattutto a casa: con loro puoi scegliere di partire a ogni paragrafo. Adoro Tiziano Terzani, che molto mi ha ispirato; Un Indovino mi disse è un libro che va letto. Ma ce ne sono tanti, La città della gioia” per esempio, oppure Sulla strada giusta di Francesco Grandis, o ancora Marco Polo, Thoreau, Hermann Hesse e tanti altri ancora.

 

Progetti futuri?

Ora che è uscito The Journey of Joy – Amazzonia, non vedo l’ora di terminare suo fratello, The Journey of Joy – Asia. Spero quindi che ci risentiremo presto.

 

 

"Verso la fine del mio lungo viaggio in Asia mi sono imbattuto in questa roulotte, a Pokhara, in Nepal. Quella scritta sulle assi di legno è stata uno dei più bei regali della mia vita"
“Verso la fine del mio lungo viaggio in Asia mi sono imbattuto in questa roulotte, a Pokhara, in Nepal. Quella scritta sulle assi di legno è stata uno dei più bei regali della mia vita”

 

Qui la pagina fb per saperne di più su “The journey of Joy “.