Massimo Basso – Fotografo

“Sostanzialmente cerco di raccontare quello che vedo.”

 

Massimo è un amante di fotografia. Le sue foto raccontano le sue esperienze di viaggio, come testimonianze dirette, in modo semplice e schietto. Nel 2013 una sua fotografia viene premiata al concorso internazionale OASIS photocontest e diviene copertina del mensile Oasis di dicembre nel 2014. 

 

Che tipo di formazione hai?

Ho cominciato tanto tempo fa come autodidatta. Dopodichè ho cercato di rendere questa formazione un po’ più completa: non ho potuto fare a meno di imparare dalle persone più brave di me. Ho iniziato a partecipare a diversi corsi, non tanto per la tecnica fotografica, quanto per migliorare la comunicazione. Quello che tu vuoi esprimere può non essere sempre chiaro agli altri quindi a volte avere l’occhio di una persona terza che guarda le tue fotografie e ti dice cosa ci vede può essere un’occasione per migliorare la tua comunicazione. Se questa persona mette in evidenza delle cose che tu non hai visto e che non intendevi trasmettere, molto probabilmente stai sbagliando qualcosa.
Lavorare sull’interpretazione mi è servito molto, ma mi è servito lavorare anche sull’esposizione, sulla composizione e sulla postproduzione.

 

Un indovino mi disse.. in un mercato dell'Orissa, India
Un indovino mi disse.. in un mercato dell’Orissa, India

 

 

Cosa cerchi di raccontare?

Sostanzialmente cerco di raccontare quello che vedo. Ho cominciato a fare fotografie come fotografo naturalista quindi ho iniziato ritraendo animali piuttosto che luoghi. L’obiettivo era di produrre delle immagini belle da un punto di vista estetico. Con il tempo la mia attenzione è passata alle persone e soprattutto alle etnie. Mi interessa vedere cosa c’è dietro ai vari popoli e trovare similitudini e differenze fra il loro modo di vivere e il nostro. All’inizio avevo valutato l’aspetto puramente estetico e naturalistico della fotografia; ora l’aspetto culturale mi interessa moltissimo.

 

Come ti approcci alle persone quando le fotografi?

Il mio approccio non è quasi mai una foto rubata. Questo ci tengo a dirlo. Non mi piace andare tra la gente e fare quella che potrebbe essere chiamata una street photography. La foto rubata è una foto fatta senza che la persona ti veda. A volte può capitare perchè inevitabile per esempio quando sei lontano o non hai modo di interagire con il soggetto. Io invece in genere cerco di creare un rapporto con le persone che ritraggo, ma anche di avere una foto il più possibile candida, poco costruita. Cerco una interattività magari attraverso il contatto degli occhi o parlando con le persone al fine di conoscere qualcosa di loro. Ovviamente non è sempre possibile sapere tutto  a causa del tempo che a volte può limitare, però cerco sempre di avere un minimo di conoscenza di quello che sto fotografando e quindi può capitare che ci studio prima.

 

 

Tartaruga Verde, Parco Nazionale Tortuguero, Costa Rica
Tartaruga Verde, Parco Nazionale Tortuguero, Costa Rica

 

Una delle esperienze più significative?

L’esperienza che più mi è rimasta è stata nella Repubblica Centrafricana. In quel momento c’era la guerra civile e quindi l’accesso era abbastanza problematico e la visita ha presentato qualche difficoltà, ma dove ero io in realtà non si sentiva la presenza di alcuni “guerriglieri”. Non erano bellicosi nei confronti dei visitatori. Si vedevano piuttosto gli effetti di un disagio portato dal saccheggio.
È stata comunque un’esperienza molto bella perchè sono andato a vedere la tribù dei pigmei che si chiama “Baka”, popolo che vive in maniera molto differente da come viviamo noi. Si tratta di persone che vivono di quello che la foresta dona spontaneamente senza nemmeno coltivare o usare altre forme di antropizzazione. Sono raccoglitori e cacciatori. Ho provato molta soddisfazione nel vedere certe situazioni che vanno al di fuori dalla nostra concezione di vita, dando anche una misura diversa di quello che stiamo vivendo.

 

Qual è la tua modalità di viaggio?

Cerco di essere il più autonomo possibile e se proprio non mi è possibile cerco di appoggiarmi ad una guida locale piuttosto che ad un tour operator al fine di avere un’esperienza più diretta. Le persone locali conoscono molto bene la struttura sociale del posto e ti possono offrire una interpretazione più vera, meno accademica, di quello che stai vedendo. Vengono a volte a meno le informazioni storiche ma l’approccio è più genuino. Tutto ciò che dico non lo considero assoluto, è solo un mio punto di vista. Sicuramente ci sono altre persone che viaggiano in altre modalità e io le approvo completamente perchè il viaggio deve appagare te stesso.

 

 

Fermata ferroviaria al Mercato di Chatikona, Orissa, India
Fermata ferroviaria al Mercato di Chatikona, Orissa, India

 

Un’altra esperienza che ho fatto e che mi è piaciuta tanto è stato fare un mese di volontariato in Congo in una pediatria. Io non ho nessun tipo di competenza pediatrica ma quando vai in strutture del genere qualcosa da fare lo trovi sempre. Quindi sono stato direttore dei lavori di ristrutturazione di un padiglione, ma soprattutto sono stato molto a contatto con i bambini. Questa pediatria è anche un orfanotrofio. Lo stare con queste persone mi ha permesso di aprire la mia mente verso aspetti che non fanno parte della nostra quotidianità come la malattia. (nella fattispecie malaria).

 

 

 

Reportage e volontariato presso la Fondation Pédiatrique de Kimbondo, Mont Ngafula - Repubblica Democratica del Congo in collaborazione con Associazione Sorrisi (sorrisi.org)
Reportage e volontariato presso la Fondation Pédiatrique de Kimbondo, Mont Ngafula – Repubblica Democratica del Congo in collaborazione con Associazione Sorrisi (sorrisi.org)

 

Dove sei stato nel mondo?

Ho visitato pochi paesi dell’est, ma per il resto sono stato praticamente d’appertutto. Ho fatto tutto il nord degli Stati Uniti compreso il Canada e l’Alaska. Sono stato in centro America, in Costa Rica, Panama; in Equador e in molti stati dell’Africa centrale: Congo, Uganda, Repubblica Centrafricana Camerun…

 

È facile muoversi in Africa?

no, è molto difficile. Io lavoro in banca. Ti parlo da persona che non ha mai tanto tempo. Quando vado a fare un viaggio non ho davanti mesi e mesi. In quel caso sarebbe più semplice perchè si sarebbe modo di usare i mezzi pubblici e di adattarsi ai ritmi locali. Io sono sempre un po’ di fretta e per quanto scelga di andare piano, comunque la mia tempistica è limitata e con queste premesse il viaggio diventa costoso.

 

 

"Nessuno è così povero da non avere nulla da donare, non fosse altro che un abbraccio o un sorriso"
“Nessuno è così povero da non avere nulla da donare, non fosse altro che un abbraccio o un sorriso”

 

È pericoloso?

Per una donna può essere più pericoloso che per un uomo perchè si tratta paesi in cui il rispetto per la donna non è come quello che noi conosciamo, non dappertutto per lo meno. Anche gli uomini devo comunque fare attenzione. Bisogna sempre mantenere un profilo basso, cercare di non ostentare quello che si ha perchè potrebbe diventare oggetto di desiderio di qualcuno che ha meno, ma questo succede soprattutto nelle città perchè nelle zone rurali le persone sono meno  “aggressive” in questo senso. Mi è capitato addirittura in Uganda di perdere il cellulare e di ritrovarlo perchè delle persone me l’hanno riportato. Hanno fatto di tutto per consegnarmelo. Dopo un giorno e mezzo mi è tornato indietro. Questa è la dimostrazione che non è così dappertutto.

 

Ci sono fotografi a cui ti ispiri?

Mi piace molto lo stile fotografico di Steve McCurry. Mi piace Michael Yamashita e poi Elliot Erwit: un fotografo pubblicitario, non esattamente contemporaneo, ma le sue foto hanno qualcosa che sono un passo sopra gli altri.

 

Qui il suo sito con altre foto

Qui il sito dell’associazione Sorrisi