Roberto Gabriele – Organizzatore di viaggi fotografici

“Io e la mia compagna Simona siamo fotografi di professione e viaggiatori per passione. Da questi presupposti è nata l’idea di mettere insieme le due cose e farlo diventare il nostro lavoro.”

 

I viaggi organizzati da Roberto e Simona danno la possibilità di vivere un’esperienza che rimane impressa nelle fotografie.  Loro insegnano il racconto dei luoghi, delle persone, degli incontri, attraverso l’immagine scattata. Qui trovate l’intervista a Gabriele, Fotografo professionista che ha fatto più di 100 viaggi fotografici nel mondo.

 

Spiega di che cosa vi occupate.

Noi organizziamo viaggi per appassionati di fotografia. Persone da tutta Italia viaggiano con noi per il mondo attraverso dei programmi di viaggio che nascono appositamente per fare foto.
Offriamo inoltre dei corsi in cui per esempio insegniamo l’utilizzo di uno strumento che si chiama Lightroom, un software che nasce appositamente per la fotografia, ha funzionalità interessanti per fare il geotaggamento delle foto per metterle su google maps in automatica e caricarle direttamente.

 

Sono aperti a tutti questi viaggi?

I viaggi sono aperti a tutti quelli che abbiano voglia di fare o imparare a fare fotografia. Ci sono persone di tutti i livelli, alcuni sono esperti altri vogliono scoprire quest’arte. Noi facciamo da “coach” e in base al livello di conoscenza che ciascuno ha in fotografia cerchiamo di dare dei consigli per migliorare dove necessario.

 

Norvegia - Aurora boreale
Norvegia – Aurora boreale

 

Come nasce il progetto?

Nasce perchè io e la mia compagna Simona Ottolenghi siamo fotografi di professione e viaggiatori per passione. Da questi presupposti è nata l’idea di mettere insieme le due cose e farlo diventare il nostro lavoro. È diventata così un’attività a tempo pieno. È un lavoro che facciamo con impegno e dedizione.

 

È stato difficile iniziare?

Iniziare con una attività del genere è abbastanza difficile perchè quando abbiamo cominciato, circa 6 anni fa, nessuno l’aveva pensata prima. Ora ci sono altri che fanno quello che facciamo noi, ma sono in pochi a farlo a tempo pieno.. Noi facciamo 20 viaggi l’anno e facciamo solo questo.

 

Tempio buddista in Mongolia
Tempio buddista in Mongolia

 

Dove finiscono le vostre foto?

Sul sito viaggio fotografico.it e sulle pagine social facebook e instagram. Inoltre io ho una collaborazione con il giornale “Acqua e Sapone” di prodotti per l’igiene. Con loro faccio una rubrica di viaggi nella quale scrivo circa un articolo al mese. Facciamo anche mostre in una galleria che abbiamo aperto un mese fa qui a Roma: abbiamo aperto un affittacamere con una galleria fotografica che si chiama ottorooms.it. È uno spazio culturale dove gestiamo diversi eventi come mostre, incontri con l’autore ecc..

 

Che modalità di viaggio adottate?

I nostri sono viaggi organizzati a livello professionale. Non c’è niente di improvvisato per cui dove necessario abbiamo una guida, un autista con il pulmino o il fuori strada.. Dove possibile c’è l’albergo che ci da modo di riposare la notte però dove non è possibile, perchè le esigenze del viaggio lo richiedono, dobbiamo farne a meno. A New york, dove sono stato dieci volte, eravamo senza guida e senza autista. In Laos non avevamo neanche l’albergo perchè dormivamo in una capanna di legno e bambù, in casa dello sciamano.

Quando il viaggio permette di entrare in contatto con la tradizione la foto riesce ad esprimere qualcosa in più. Sono i viaggi che ci piacciono più e che ci riescono meglio, ma anche i più difficili da organizzare perchè riuscire a rimanere in contatto con le popolazioni locali, per esempio con uno sciamano, non è semplice. Non è come contattare una parrocchia di cui puoi trovare informazioni un po’ dappertutto. Questa gente vive in paesi dove non c’è nemmeno la strada asfaltata, è tutto più difficile da organizzare. Non è possibile mandare una email allo sciamano per prenotare l’incontro.

 

"il Natale Copto si celebra nelle chiese rupestri di Lalibela: c'è chi prega mentre gli altri dormono"
“il Natale Copto si celebra nelle chiese rupestri di Lalibela: c’è chi prega mentre gli altri dormono”

 

Com’è stata l’esperienza a casa dello sciamano?

Meravigliosa. Siamo stati i primi italiani ad andare in questo villaggio e il quinto gruppo della storia. Quando siamo arrivati lo sciamano ci ha fatto un rito di accoglienza: ci ha legato dei fili intorno ai polsi perchè secondo la loro tradizione il nostro corpo è formato da 32 parti e il filo raccoglie eventuali parti che potremmo aver perso lungo il nostro cammino nella foresta per arrivare fino al villaggio. È stata una procedura apprezzata dopo aver fatto effettivamente tanti chilometri a piedi per arrivare nel loro villaggio in mezzo alla foresta. Se sei animista ci vedi un significato religioso spirituale, se non lo sei è bello il gesto in quanto simbolo di accoglienza. Abbiamo mangiato e dormito a casa sua, è stato estremamente ospitale.

 

Che soggetti prediligi?

I soggetti che trovo durante i miei viaggi etnici, quindi le popolazioni che abitano i luoghi, i loro rituali e gli aspetti legati alla loro religione. Ogni anno vado in Uzbekistan dove si tiene la festa della primavera, oppure in Mongolia dove c’è la festa delle aquile; abbiamo persino trovano un funerale in Cambogia: siamo passati di lì e abbiamo visto per caso un mucchio di gente che andava da qualche parte: era un funerale con cremazione. Io ho fermato tutto il programma (dovevamo andare al tempio) e ho proposto di andare a fotografare questo momento, parte della loro tradizione. Abbiamo detto alle persone che stavano partecipando al funerale che ci sarebbe piaciuto documentare quel momento. I parenti ci hanno dato il permesso. Siamo così rimasti per 4 ore a fotografare il cadavere che ardeva nella pira. è un’esperienza forte. Non tutti i turisti sarebbero disposti a fare questo genere di cose.

 

A chi ti ispiri?

C’è un grandissimo maestro italiano che mi piace moltissimo. È Luigi Ghirri, un modenese scomparso negli anni 80. Ha lavorato per poco tempo, ma in maniera molto intensa e devo dire che ha lasciato un segno particolare nei miei interessi. Anche se lui non faceva fotografia di viaggio, mi ispiro moltissimo a lui; mi piace il suo modo di raccontare.

 

"La coltivazione del tabacco a Cuba si fa ancora con metodi tradizionali"
“La coltivazione del tabacco a Cuba si fa ancora con metodi tradizionali”

 

"in Vietnam si celebra un funerale dell'etnia Hmong"
“in Vietnam si celebra un funerale dell’etnia Hmong”

 

"a Baku, in Azerbaijan, i pozzi di petrolio sono a pochi metri dalla riva del mar Caspio. L'Azerbaijan è uno dei primi produttori al mondo di petrolio"
“a Baku, in Azerbaijan, i pozzi di petrolio sono a pochi metri dalla riva del mar Caspio. L’Azerbaijan è uno dei primi produttori al mondo di petrolio”

 

"la Famadihana in Madagascar è un rituale di riesumazione dei morti dalle tombe 7 anni dopo il loro decesso, siamo andati a fotografarli"
“la Famadihana in Madagascar è un rituale di riesumazione dei morti dalle tombe 7 anni dopo il loro decesso, siamo andati a fotografarli”

 

"Il Kupkari in Uzbekistan è lo sport altrove conosciuto come Buzkashi: un evento molto sentito in tutta l'Asia Centrale durante il quale i partecipanti a cavallo si contendono il corpo straziato di una pecora morta"
“Il Kupkari in Uzbekistan è lo sport altrove conosciuto come Buzkashi: un evento molto sentito in tutta l’Asia Centrale durante il quale i partecipanti a cavallo si contendono il corpo straziato di una pecora morta”

 

"Il Burj Khalifa di Dubai che vediamo sullo sfondo di questa foto è il grattacielo più alto del mondo"
“Il Burj Khalifa di Dubai che vediamo sullo sfondo di questa foto è il grattacielo più alto del mondo”

 

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