Roberto Ritondale – Scrittore Ambulante

“Nel mio trolley, simbolo per eccellenza del viaggio, ci sono tanti oggetti di carta, soprattutto quelli che un po’ alla volta stanno scomparendo: le cartoline, le fotografie stampate, la carta da lettere, la rubrica telefonica, l’elenco abbonati, le mappe”

 

Roberto viaggia sempre con un trolley dentro il quale ci sono tutti quegli oggetti di carta che la rivoluzione tecnologica sta facendo pian piano sparire. Il suo obiettivo sta nel diffondere una cultura ancora genuina, quella delle parole scritte sulle pagine dei libri. Così lo scrittore ambulante (così è come si definisce) porta i suoi libri dappertutto, in ogni luogo d’Italia e persino a domicilio, convinto che la cultura debba uscire dai luoghi convenzionali. 

 

 

In che modo il viaggio fa parte della tua vita?

Mi verrebbe da risponderti che “sono fatto della stessa sostanza dei viaggi”. Perché già la mia mente e la mia anima si mettono in viaggio quando leggo un libro o quando ascolto una canzone. Non a caso il “cinguettio” fissato in cima alla pagina del mio profilo Twitter – @StrollingWriter, che significa scrittore ambulante – recita così: “Sono un viandante che sposta l’orizzonte, cercando altre linee dentro nuovi colori”. E la mia stessa vita è un peregrinare senza sosta: sono nato in Campania, ma poi ho vissuto e lavorato a Foggia, Trieste, Roma, Napoli, Ancona, Milano… Il desiderio di viaggiare è sintomo di curiosità, e la curiosità è il vero carburante della mia vita. Senza curiosità si resta a piedi.

 

 

Spiaggia Lago di Garda
Spiaggia Lago di Garda

 

 

Perché ti definisci scrittore ambulante?

Perché presento i miei libri in ogni angolo di Italia e nei luoghi più disparati, non solo nelle canoniche librerie. Sono stato in centri per anziani e sartorie, in bar e in spiagge, in tante scuole e in qualche ristorante… Inoltre presento i miei libri a domicilio, come gli artisti di qualche secolo fa, in cambio solo di buon caffè. Sono convinto che la cultura debba uscire dai luoghi convenzionali, soprattutto ora, in un’epoca in cui stanno tornando a galla vecchie barbarie figlie dell’ignoranza. E poi, grazie ai lettori, anche i miei libri viaggiano: ho foto dei miei romanzi scattate in Islanda, Australia, New York, Barcellona.

 

Cosa rappresenta il trolley che ti porti dietro?

Nel mio trolley, simbolo per eccellenza del viaggio, ci sono tanti oggetti di carta, soprattutto quelli che un po’ alla volta stanno scomparendo: le cartoline, le fotografie stampate, la carta da lettere, la rubrica telefonica, l’elenco abbonati, le mappe… Durante le presentazioni dei miei romanzi faccio il gioco delle carte, che non è quello delle “tre carte”! Invito i presenti a indovinare cosa ho nel trolley e il gioco finisce quando qualcuno nomina un oggetto cartaceo che non ho.

 

In un bar a Napoli, con il trolley pieno di oggetti di carta e con la scrittrice Giovanna Mozzillo
In un bar a Napoli, con il trolley pieno di oggetti di carta e con la scrittrice Giovanna Mozzillo

 

Qual è l’obiettivo di questo progetto?

Lo stesso che mi sono prefisso scrivendo “Sotto un cielo di carta”. Nel romanzo ho immaginato un mondo in cui un regime “controllista” abolisce la carta, qualsiasi tipo di carta, affinché tutto sia tracciabile attraverso un tablet governativo che ogni cittadino deve sempre avere con sé, da utilizzare per leggere, viaggiare, scrivere, fare acquisti, ascoltare musica… Una metafora orwelliana sul Grande Fratello dei nostri giorni: il web con i suoi social. È innanzitutto una dichiarazione d’amore verso la carta, e in particolare verso i libri di carta, ma il mio obiettivo è anche quello di lanciare un allarme sui pericoli di una vita trascorsa interamente ed esclusivamente su internet. Per questo mi chiamano nelle scuole, dove invito i ragazzi a fare un uso più moderato e consapevole del loro smartphone, sapendo che siamo già tutti sotto controllo. Il mio romanzo l’ho scritto proprio pensando ai ragazzi, che per fortuna amano questo testo e mi accolgono sempre in modo incredibile.

 

Di cosa parlano i tuoi libri?

Di “Sotto un cielo di carta” ti ho già detto. “Il sole tra le mani” (Leone editore), invece, è la metafora di un viaggio, la metafora dell’uomo contemporaneo che ha sempre maggiori difficoltà a provare sentimenti profondi, ingabbiato com’è nella sua solitudine. È la storia di una rinascita, un viaggio dal buio alla luce, di un uomo che attraverso un viaggio interiore e un viaggio reale (da Napoli a Milano, da Palermo all’India) scopre cose terribili sul suo passato e sui suoi affetti, ma che alla fine comprende che c’è un solo modo per rinascere: aprirsi, donarsi agli altri.

 

"Sotto un cielo di carta" è una metafora orwelliana sul Grande Fratello dei nostri giorni: il web con i suoi social.
“Sotto un cielo di carta” è una metafora orwelliana sul Grande Fratello dei nostri giorni: il web con i suoi social.

 

 

In quali momenti scrivi?

Innanzitutto di notte, quando il silenzio e le stelle diventano un’ottima compagnia, discreta e protettiva. E poi, non ci crederai, c’è un luogo in cui scrivere mi è sempre venuto bene: il treno. A dimostrazione che il viaggio è davvero nel mio Dna. Peccato che ora i treni vadano troppo veloci… In ogni caso scrivo solo se sento l’urgenza di dire qualcosa, non riesco a scrivere per dovere o per contratto.

 

 

Racconta un’esperienza che ti ha segnato.

È ovviamente legata a un viaggio. Sono un giornalista dell’ANSA e come inviato ho seguito la vicenda di dj Fabo, l’artista che ha deciso di togliersi la vita in Svizzera perché paraplegico, cieco e sofferente. Dalla strada che mi conduceva alla periferia di Zurigo, dove c’è questa triste “clinica della morte”, io potevo ammirare panorami bellissimi. Ma intanto non riuscivo a non pensare all’ultimo viaggio di Fabo. Un viaggio buio e senza futuro, il suo. Una contraddizione forte e dolorosa. In quel momento ho promesso a me stesso che non mi sarei più fermato: fin quando potrò, non mi lascerò sfuggire l’occasione di conoscere altri popoli, altri luoghi e altre culture. Anche perché la conoscenza è l’unico vero antidoto all’intolleranza e alla paura del diverso. Viaggiare ci apre la mente, oltre che il cuore.

 

Progetti futuri?

Un altro romanzo di cui, però, non ti anticipo nulla! E poi continuare a sviluppare il mio canale YouTube che contiene la rubrica “Le invasioni pindariche”: interviste a scrittori, poeti, lettori, blogger… E anche interviste legate al viaggio: tra pochi giorni parte la rubrica dedicata ai “consigli per la scrittura”, e ogni puntata sarà lanciata da una città diversa. Ho già registrato una quindicina di lanci, da Pesaro a Bologna, da Firenze a Reggio Emilia, da Salerno a Lodi.. E poi ci sarà una bella sorpresa di cui presto ti racconterò.

 

 

"Premio Prato: un tessuto di cultura" edizione 2017 Premio Speciale per la Narrativa edita al romanzo... "Il sole tra le mani" (
“Premio Prato: un tessuto di cultura” edizione 2017 Premio Speciale per la Narrativa edita al romanzo… “Il sole tra le mani”

 

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